DOMANDA
Ho 32 anni e sono impiegata di banca da 7 anni e da 3 col ruolo di gestore affluent.
Mi è stato proposto di entrare in una rete di consulenza finanziaria. Durante il colloquio mi è stato più volte sottolineato che in questa professione ci sono poche donne e pochi giovani.
La cosa un po’ mi preoccupa avendo entrambe le caratteristiche. Vorrei sapere quali sono i motivi per cui esiste questa situazione, non vorrei avventurarmi in un mondo che pone barriere di genere e di età.
RISPOSTA
Ciò che è stato detto alla lettrice è vero ed i numeri lo confermano. L’età media dei consulenti finanziari è vicina ai 60 anni e le donne consulenti sono circa il 20%, ma questo non rappresenta un problema o una barriera, al contrario, è un’opportunità.
Il settore ha avuto uno sviluppo prevalentemente maschile perché nato in un contesto storico, fine anni 70 in cui le donne non si occupavano, se non marginalmente, di finanza e per loro si privilegiavano impieghi a stipendio fisso e possibilmente part time. L’insegnamento era la professione preferita. È poi iniziata la forte scolarizzazione che ha portato ad un numero sempre crescente di laureati che, fino a qualche anno fa, ha mantenuto il mito del posto fisso e della carriera nelle aziende.
Il settore della consulenza è rimasto un po’ in ombra, snobbato dal sistema finanziario e dalle Istituzioni. Ma, per fortuna, negli ultimi anni, grazie alle normative che hanno regolamentato il settore, all’offerta sempre più ampia di prodotti e servizi ed ai modelli di consulenza finanziaria, patrimoniale ed economica proposti dalle reti, la professione ha una diversa visibilità e un nuovo appeal.
Per i giovani è una grande opportunità in quanto nei prossimi anni ci sarà un importante passaggio generazionale tra i consulenti che significherà una riassegnazione di clienti e di masse da professionisti senior a junior e molte aziende hanno progetti ben strutturati per i giovani.
Per le donne, inoltre, questa professione è ideale sia per le innate doti che hanno nel sapersi prendere cura degli altri, in questo caso dei clienti, che per la possibilità di organizzare il tempo in maniera autonoma consentendo una migliore pianificazione delle esigenze famigliari.
Consiglierei quindi alla lettrice di valutare attentamente la sua doppia opportunità di “donna” e “giovane” e comprendere se le caratteristiche dell’attività sono in linea col suo potenziale professionale.
Articolo pubblicato da citywire.