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Da bancario a consulente

Su Wallstreet Italia l’articolo di Marina Magni dove si parla dell’importanza di poter fare consapevolmente una scelta di vita importante: quella di passare da dipendente bancario a consulente finanziario.

Onboarding è un percorso che consente di conoscere la professione in modo oggettivo prima di intraprenderla. Molto utile per chi sta meditando sul proprio futuro in banca e desidera aprirsi a nuove opportunità.

Cambiare lavoro in sicurezza.

Un ringraziamento speciale ad Alessandro Piu di Wallstreet Italia.

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Manager di rete e dirigente bancario: trova le differenze

Per un bancario che entra a far parte di una rete di consulenza finanziaria, tra i tanti cambiamenti che lo attendono, c’è anche quello legato ai rapporti gerarchici con i quali si dovrà confrontare.

In banca il rapporto con i dirigenti è, in genere, unidirezionale. Il “capo” impartisce direttive, assegna budget che devono essere rispettati e trasferisce quanto stabilito dai vertici alla base. Può farlo perché il datore di lavoro ha un forte potere contrattuale e i dipendenti sono esecutori di quanto è stato deciso. I clienti sono della banca e i gestori della clientela sono prestatori d’opera che con professionalità si attengono alle strategie commerciali ed alle indicazioni ricevute. Anche nel mandato di agenzia dei consulenti finanziari è esplicitato che i clienti sono della banca, ma in realtà non è così perché la clientela non è stata assegnata ma “conquistata” sul campo dal consulente tramite iniziative personali e referenze.

Prima della banca i clienti hanno scelto la persona. La dimostrazione è che quando un consulente cambia rete porta con sé dal 70% al 100% della clientela che gestisce, ha quindi un forte potere contrattuale. Ne consegue che il consulente ha una strategia di seguimento della clientela autonoma, seppur nel rispetto della normativa e delle regole aziendali. Ciò significa che anche il ruolo dei managers è diverso da quello dei dirigenti. Nulla può essere imposto in modo direttivo, tutto deve essere motivato e condiviso. Nelle reti il manager deve essere prima di tutto un coach in grado di dare un valore aggiunto ai colleghi tramite la propria esperienza ed ogni livello manageriale deve contribuire in questo. L’attività del consulente è caratterizzata dalla variabilità a partire dal reddito e dai mercati, proprio per questo il manager deve essere un punto fermo e rappresentare la rotta da seguire.

Nella scelta della mandante anche la verifica dell’organizzazione, i ruoli e la qualità della struttura manageriale, l’affiatamento e la collaborazione tra i colleghi devono essere punti di attenzione. Il bancario che decide di fare il consulente ha un grande mercato pronto ad accoglierlo, mentre il dipendente che vuole rimanere tale, ne ha sempre meno, pertanto può permettersi di approfondire tutti gli aspetti prima di decidere. Mi è capitato spesso di verificare come il bancario, quando cambia, abbia fatto tutto il percorso con un’unica azienda, diversamente dal consulente che cambia rete, il quale essendo già esperto confronta più soluzioni.

Ma come fare a verificare la qualità della conduzione manageriale di un territorio?

  • Chiedere a chi conduce i colloqui quanti sono i livelli manageriali e cosa fa ciascuno concretamente per favorire lo sviluppo dei consulenti. In che modo il loro contributo mi sarà utile?
  • Prendere contatto autonomamente con 2/3 consulenti del gruppo nel quale sarò inserito e informarsi del loro livello di soddisfazione e del “clima” dell’ufficio, del distretto, dell’area di appartenenza.
  • Informarsi sul percorso professionale dei manager ai quali farò riferimento e della loro “notorietà” nel settore.

Quando ho iniziato ad occuparmi di supervisione il mio capo mi diceva: “tu sei utile se, con affiancamenti, idee commerciali, supporti, riesci a fare in modo che i colleghi che coordini ottengano un risultato che da soli non avrebbero raggiunto”.

Il contributo del manager e dei colleghi è un elemento molto importante per il successo dei singoli e non va dato per scontato.

Articolo a cura di Marina Magni pubblicato su citywire.

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Bancari in libertà

 Quando un dipendente bancario decide di fare il grande passo e diventare consulente finanziario in una rete si trova di fronte a molte novità e cambiamenti. Tra questi, la libertà di gestire il proprio tempo in maniera totalmente autonoma: la libera organizzazione è addirittura uno degli elementi previsti nei contratti di agenzia. Ma, come diceva il grande Giorgio Gaber, “la libertà non è star sopra un albero, libertà è partecipazione”. Come va intesa questa partecipazione?

Una soft skill molto importante per i consulenti è l’imprenditività, ovvero la capacità di sviluppare un proprio business all’interno di un’organizzazione.

La figura del consulente è molto particolare perché, per alcuni aspetti, è di tipo imprenditoriale ma non completamente in quanto investe solo marginalmente nell’impresa. Ad investire è infatti la società mandante che apre gli uffici, li arreda, paga gli affitti, fa accordi con le società prodotto, fa attività di promozione e marketing, ecc… e deve dare conto agli azionisti rispetto al bilancio e agli utili.

La solidità dell’azienda con la quale si è deciso di essere partner è molto importante per tutti gli stakeholders, in particolare i clienti. Il consulente non può quindi ignorare le esigenze di fatturato della società con cui lavora e, nel rispetto della propria libertà e autonomia, deve imparare a combinarle con i propri personali obiettivi.

Come fare? Una buona regola è quella di darsi un obiettivo a 3/5 anni di tipo quali/quantitativo.

Ad esempio: che portafoglio voglio raggiungere? Con quale diversificazione? Quanti clienti intendo gestire? Con quale patrimonio medio? Che reddito voglio consolidare? In cosa voglio specializzarmi? Quale importo annuo intendo investire per sostenere la mia attività?

Dopo aver definito i macro obiettivi sarà utile capire, con il supporto della propria struttura manageriale, se questi sono congrui rispetto ai piani di crescita dell’azienda.

Dalla mia esperienza emerge che, di norma, la somma degli obiettivi personali è sempre superiore al budget aziendale perché tutti siamo portati a programmare il benessere e non solo l’essenziale.

L’aspetto che incide maggiormente sul raggiungimento dei macro obiettivi individuati è la capacità di trasformarli in micro obiettivi trimestrali e in conseguenti azioni necessarie al loro perfezionamento.

I “numeri” arrivano se sono state ben identificate e programmate le azioni adeguate. Ad esempio se intendo acquisire nel trimestre 3 clienti con patrimonio di 300.000 euro ciascuno devo stabilire cosa fare: una o più riunioni clienti, un evento a tema con relatore importante, attivare una ricerca su Linkedin, coinvolgere con incontri dedicati i miei clienti per avere delle referenze, ecc. stabilendo quando, come e tutti i dettagli necessari. Ci potrà essere di supporto il manager di riferimento indicando quali attività hanno maggiori probabilità di successo.

Chi riesce a fare un piano di azioni mirate e a monitorarle costantemente apportando le eventuali modifiche ha il successo assicurato.

Può sembrare facile ma non lo è affatto. Occorre una gestione rigorosa del tempo e il rispetto degli impegni giornalieri; e, purtroppo, i ladri di tempo sono sempre pronti a sottrarci la risorsa più importante. Quindi anche gli imprevisti, le ore dedicate ai nostri hobbies, le riunioni, la formazione, vanno pianificati, non si deve improvvisare.

La libertà va ben gestita e per chi, da dipendente, era abituato a ricevere “ordini di servizio” è necessario apprendere ed applicare un metodo. Fortunatamente ci sono molti corsi dedicati a questo tema. È il primo investimento da fare, ritornerà con grandi risultati.

Provate ad immaginare la soddisfazione che si ha nel raggiungere il proprio piano a medio termine e ad esserne totalmente ricompensati. È la benzina che ci farà correre per un nuovo obiettivo.

Questa è l’essenza della meritocrazia: essere artefici del proprio successo.

Da ultimo aggiungo che il risultato non sarà solo dovuto all’impegno individuale, ma a contribuire saranno anche i colleghi e i manager, se il team è ben condotto.

Articolo a cura di Marina Magni pubblicato su citywire.

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Bancari come calciatori

Le società mandanti investono cifre significative per acquisire nuove risorse provenienti dal mondo bancario.

E’ importante sapere che questi premi non penalizzano in alcun modo i clienti, anzi è da sottolineare che, su particolari prodotti, alcune aziende offrono anche un welcome bonus al cliente neo acquisito. Sono investimenti che vengono ammortizzati dalle società nell’arco di più annualità e che si aggiungono alle provvigioni.

Esistono molte formule a seconda della politica di incentivazione scelta dall’azienda. Hanno carattere straordinario e temporaneo, pertanto non devono rappresentare l’elemento determinante per la scelta della mandante. Bisogna sempre accertarsi che, superato il periodo di bonus, le provvigioni a regime consentano di percepire un reddito adeguato.

Nella mia esperienza mi è capitato talvolta di verificare il disagio di alcuni ex bancari che, terminata l’incentivazione, si sono trovati a fare i conti con un reddito più basso di quello immaginato. I premi di ingaggio sono regolati da «lettere integrative al mandato di agenzia»  emesse dalla società  prima della conclusione del contratto.

E’ molto importante interpretare bene le lettere che sono scritte in termini legali, talvolta non intuitivamente comprensibili. Per questo, prima di firmarle, è consigliabile il parere di un esperto. I premi di ingaggio sono legati ad obiettivi definiti in termini di importo e tempo ed il non raggiungimento può prevedere la riduzione o la sospensione della loro erogazione.

Le formule più diffuse sono:

  • Bonus sulle masse trasferite in un certo periodo, di norma 12 o 24 mesi. In questo caso la percentuale di bonus, spesso compresa tra l’1,5% e il 3% delle masse apportate, può variare in funzione del tempo di acquisizione  e/o dei prodotti utilizzati. E’ la formula più semplice e meno rischiosa in quanto il bonus è erogato a consuntivo su quanto realmente realizzato. Ad esempio un portafoglio di 20 milioni con un bonus del 2% genererà 400.000 euro.
  • Anticipi provvigionali sul bonus. In base ad un obiettivo di raccolta concordata tra società mandante e consulente finanziario, la società anticipa mensilmente compensi non ancora maturati. Sono programmati momenti di verifica, a cadenza di solito semestrale, che hanno l’obiettivo di confermare, ridurre o sospendere l’erogazione degli anticipi in funzione degli obiettivi raggiunti. Nel caso in cui il consulente finanziario al termine del periodo non abbia recuperato tutti gli anticipi dovrà restituire, negli anni successivi, la differenza tra bonus effettivamente maturato e quanto anticipato. Ad esempio, ipotizzato un bonus del 2% su una raccolta stimata di 20 milioni il premio sarebbe di 400.000. Se la società erogasse, a titolo di anticipo, mensilmente 15.000 euro per 24 mesi, il consulente avrebbe incassato 360.000 euro. Immaginiamo che al 24° mese la raccolta realizzata fosse di 15 milioni, il bonus realmente maturato sarebbe di 300.000 euro. In questo caso la società dovrebbe recuperare 60.000 euro. Di contro, se l’obiettivo di 20 milioni fosse stato raggiunto, la società dovrà erogare un conguaglio di 40.000 euro.
  • Minimo garantito fisso. Il regime di norma è regolato dall’erogazione da parte della società mandante di un compenso minimo garantito mensile superiore alla RAL, in alcuni casi anche del 50%. Tale minimo garantito, normalmente, assorbe tutte le provvigioni maturate nonché ogni altra forma di remunerazione sia ordinaria che straordinaria fino all’ammontare del minimo garantito. Nel caso in cui le provvigioni mensili prodotte eccedessero il minimo garantito, la società provvederà a liquidare la differenza in eccesso. Rispetto alla formula precedente è migliorativa in quanto essendo un minimo garantito non è prevista la restituzione di quanto percepito. La durata può arrivare anche a 4 anni.

Non esiste una formula migliore dell’altra ma solo soluzioni più o meno adeguate alle esigenze del singolo operatore.

Ovviamente sui premi di ingaggio vanno calcolate le tasse: è utile quindi il consiglio del commercialista nella scelta della formula fiscalmente più convenienti.

Articolo a cura di Marina Magni pubblicato su citywire.

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Al via il corso per i bancari che vogliono diventare consulenti finanziari

Fabbrica delle Professioni presenta OnBoarding, un progetto info-formativo online che avviene con l’ausilio di esperti specializzati

Fabbrica delle Professioni, la prima società di formazione indipendente in Italia dedicata alle reti di consulenza finanziaria e assicurativa e certificata ISO 9001, presenta OnBoarding, un progetto info-formativo dedicato ai bancari che desiderano intraprendere l’attività di consulente finanziario.

Si tratta di una novità assoluta nel panorama formativo del nostro Paese finalizzata a supportare il candidato durante il suo percorso di avvicinamento alla professione di consulente presso una rete rendendolo consapevole, da tutti i punti di vista, delle peculiarità della professione che andrà a intraprendere e di ciò che significherà questo passaggio alla libera professione, sotto ogni aspetto (fiscale, normativo, previdenza, remunerazione, organizzazione del lavoro, caratteristiche mandato agenzia, associazione categoria) e a prescindere dalle società mandanti.

Il percorso online avviene con l’ausilio di esperti specializzati, oltre alla figura di un tutor dedicato, e prevede anche un momento di coaching personalizzato per verificare la corrispondenza del proprio potenziale alla job description del ruolo. Le informazioni trasmesse sono oggettive e senza conflitto di interesse, grazie all’indipendenza dei formatori.

Fondata da Marina Magni, consulente finanziaria con oltre 40 anni di esperienza e la prima area manager donna in Italia, Fabbrica delle Professioni, di cui ricopre la carica di project manager e vicepresidente, si presenta come progetto formativo completamente innovativo, senza corsi a catalogo se non quelli obbligatori per Ivass e Consob.

Tutti i percorsi formativi sono progettati, infatti, in funzione delle esigenze del committente e sono caratterizzati da un approccio interdisciplinare fortemente concreto, operativo ed emozionale. I formatori partner di Fabbrica delle Professioni hanno un’esperienza di aula su 110 aziende con oltre 9000 partecipanti ai corsi.

Fonte: Advisor

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Come si calcola lo stipendio di un consulente finanziario

Modificare il proprio status da dipendente a partita IVA comporta un totale cambiamento in termini di reddito atteso.

Come dipendente so esattamente qual è lo stipendio e quali potrebbero essere le possibilità di carriera e di aumento del reddito;  anche se, per quanto stiamo assistendo nel sistema bancario, oggi è davvero difficile intravedere il proprio percorso di carriera perché questo non dipende solo dall’impegno profuso ma anche dalle dinamiche e dalle strategie aziendali.

Il reddito del consulente finanziario è variabile e si compone di due fonti: provvigioni di collocamento e di management fee.

Le prime si realizzano, una tantum, quando vengono collocati prodotti che generano una commissione di intermediazione, ad esempio prodotti di risparmio gestito con un costo d’ingresso, gestioni patrimoniali, mutui, titoli, servizi a pagamento.

Le commissioni di management fee, invece, sono ricorrenti e remunerano l’assistenza alla clientela. Si calcolano sul portafoglio in risparmio gestito assegnato al consulente e variano in funzione dei prodotti utilizzati.

Fondi e Sicav a componente azionaria generano un compenso maggiore rispetto a quelli obbligazionari; il risparmio amministrato e la liquidità sul conto di norma non sono remunerati, anche se alcune mandanti riservano ai consulenti provvigioni anche su questi asset. Ciò significa che il consulente può contare su un reddito ricorrente e stimabile.

Questo tipo di compenso, oltre a dare stabilità economica, è anche il presupposto per il circolo virtuoso che lega il consulente al cliente e alla mandante. Tutti e tre i soggetti hanno un comune interesse: la crescita del patrimonio del cliente. Ed è proprio per questo che i clienti dei consulenti finanziari ricevono un’assistenza qualificata e costante e di questo si dichiarano soddisfatti nell’80% dei casi.

Per chi si avvicina per la prima volta all’attività di consulente finanziario non è così semplice comprendere queste dinamiche ed interpretare correttamente un allegato provvigionale.

Può essere utile richiedere alcune informazioni che possono, in prima battuta, dare un’idea di quello che potrebbe essere il reddito stimato e il portafoglio necessario per essere sereni. Ad esempio conoscere il reddito medio dei consulenti della società con cui mi sto interfacciando in base agli scaglioni di masse gestite, piuttosto che la reddittività media (rapporto tra le provvigioni pagate alla rete e lo stock in gestione). Questo indicatore è, a mio avviso, il più illuminante.

Se la redditività media fosse 0,70% significa che con un portafoglio di 10 milioni il reddito lordo è di 70.000 euro. Questo indicatore può essere anche suddiviso in reddittività da management fee e da commissioni di intermediazione. Riprendendo l’esempio lo 0,70% potrebbe essere composto da 0,40% da management fee e 0,30% da commissioni di intermediazione o viceversa. Questo dato fa anche capire quanto la strategia dell’azienda punti sulla vendita di prodotti piuttosto che sulla gestione del portafoglio.

Ecco, quindi, individuato qual è il portafoglio da realizzare per un fatturato ritenuto soddisfacente e che valga l’eventuale cambiamento.

Se oggi avessi un reddito lordo da dipendente di 60.000 euro, per avere almeno la parità dovrei gestire un portafoglio di 10 milioni con una redditività dello 0,60% (10milioni x 0,60% = 60.000).

Ai consulenti sono anche riservati altri tipi di compensi, detti sistemi premianti e fidelizzanti.

Per chi entra in una rete di consulenza esistono, inoltre, premi di ingaggio molto importanti ma di questo parleremo nella prossima puntata.

Fonte: l’articolo è a cura di Marina Magni pubblicato su citywire

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Come si calcola la pensione di un consulente finanziario

Abbandonare una situazione conosciuta per una sconosciuta è sempre fonte di ansietà per le nuove “regole del gioco” che si dovranno affrontare.

Uno dei quesiti che sovente mi è stato posto nei colloqui con dipendenti bancari è relativo alla pensione che si maturerà avendo due tipi di contribuzione. Una come dipendente e l’altra come partita Iva.

L’argomento è complesso ma vediamo i principi fondamentali.

Il consulente finanziario, in quanto agente di commercio, è iscritto obbligatoriamente alla sezione commercianti dell’INPS e alla Fondazione Enasarco come previdenza integrativa, quindi percepirà 2 pensioni.

Quanto si deve versare?

 Nella gestione commercianti il 24% del reddito imponibile e all’Enasarco il 17% delle provvigioni (3% è fondo di solidarietà e 14% previdenza). Il 50% della contribuzione Enasarco è a carico della mandante.

Che fine faranno i versamenti effettuati come dipendente? Se sono sufficienti per il diritto alla pensione saranno erogati in autonomia, se non sono sufficienti saranno cumulati gratuitamente con quanto versato nella gestione commercianti.

Per quantificare l’importo della pensione facciamo un esempio su un reddito lordo come dipendente di 40.000 euro e di analoghe provvigioni come consulente finanziario ipotizzando 40 anni di contributi. Come dipendente saranno stati versati contributi pari al 33% della retribuzione (13.200) per 40 anni pari a 528.000 euro. Come consulente i versamenti (24% INPS e 14% Enasarco) saranno in totale 608.000 euro. A 67 anni la pensione stimata – sottolineo stimata, perché il conteggio relativo è complesso – con gli attuali coefficienti di conversione, sarà: come dipendente circa 29.500 euro e come consulente circa 33.900 euro, una differenza di 4.400 euro.

E’ pur vero che il montante versato è più alto, ma questo consentirà di avere una rendita di 370 euro al mese in più per tutta la vita, ad oggi vicina ai 90 anni come speranza di sopravvivenza.

Tuttavia per chi ha pochi contributi Enasarco è prevista un’interessante novità che sarà operativa a partire dal 2024. Si tratta della cosiddetta rendita previdenziale.

Nel dettaglio la rendita previdenziale consentirà agli iscritti con almeno 67 anni d’età e almeno 5 anni di anzianità contributiva di ottenere, a decorrere dal 2024, l’erogazione di una rendita reversibile calcolata col metodo contributivo, ridotta in misura del 2% per ciascuno degli anni mancanti al raggiungimento della quota 92.

Sarà una piccola rendita che è conveniente richiedere anche in età più avanzata per ridurre l’impatto del 2% annuo da sottrarre, ma comunque consentirà di recuperare il versato.

Molte sarebbero ancora le cose da dire relativamente alle varie prestazioni : invalidità, inabilità, pensione anticipata, pensione ai superstiti ed alle varie casistiche individuali in termini di età, anni di contribuzione già maturati ed altro. Avremo modo di approfondire.

Fonte: l’articolo è a cura di Marina Magni pubblicato su citywire

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Essere manager donna in Italia: opportunità o minaccia

Siamo abituati a vedere e a sentire nomi maschili per le nomine di posizioni prestigiose e al contrario, siamo abituati, a vedere un pubblico femminile nei ruoli meno importanti all’interno di aziende e/o organizzazioni.

I tempi cambiano e stanno cambiando molto velocemente anche nel campo del recruiting. La donna, infatti, sta assumendo un ruolo sempre più di potere all’interno della società dimostrando che a parità di condizioni è ben più “in gamba” rispetto all’uomo.

La donna, infatti, per natura e per indole riesce a sostenere un maggior livello di stress rispetto all’uomo ed è sicuramente più agguerrita e decisa. Queste sue qualità messe ai vertici di un’azienda possono portare sicuramente un maggior valore aggiunto a favore dei bilanci aziendali, del contesto lavorativo, del team che si sente più motivato e gestito da una manager donna.

Sfortunatamente quando si tratta di nominare nomine importanti per grandi banche derivano da scelte politiche con lo svantaggio, spesso e volentieri, di selezionare nominativi con poca esperienza in campo economico e finanziario.

C’è anche da dire che i Presidenti delle banche nel 90% dei casi hanno un’età media di oltre i 60 anni.

La nomina di Bper a una donna

copyright: notizielibere24.com

Il 21 aprile 2021 la banca Bper ha rivoluzionato questo “sistema” incaricando finalmente una donna come Presidente. Si tratta di Flavia Mazzarella, classe ’82, laureata con 110 e lode e con un curriculum degno di nota.

La dottoressa Mazzarella ha avuto la sua prima esperienza nel mondo bancario alla Credit Suisse a Londra nel 1996 ed in Italia dal 2005 al 2012 è stata professoressa all’Università “La Sapienza”. In seguito ha lavorato per il Ministero delle Finanze e per la Presidenza del Consiglio.

A conferma del suo percorso professionale in ambito finanziario ed economico, la dottoressa Mazzarella ha lavorato per l’Istituto della Vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo; ha avuto anche incarichi europei nell’EIOPA e il CEIOPS per arrivare a IVASS, Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni.

Nasce come economista con un bagaglio linguistico inglese e francese parlato fluentemente, dei surplus oggi indispensabili per ricoprire incarichi di rilievo come essere Presidente della Banca Bper oggi.

Il futuro delle donne ai vertici

Per quanto riguarda il futuro si spera che l’esempio della Banca Bper funga da incentivo per l’assunzione di personale qualificato e con un bagaglio di esperienza e conoscenza attinente alle competenze richieste.

La costruzione di un sistema meritocratico in Italia è sicuramente fondamentale per il corretto funzionamento della “macchina” Paese che può solo in questo modo assicurare risultati adeguati alle aspettative ed agli obiettivi prefissati. C’è anche da dire che in Italia c’è ancora molto pregiudizio nel dare incarichi manageriali alle donne, come se fossero considerate “diverse” anche se non lo è.

Abbiamo tantissimi esempi di donne manager di successo in tutto il mondo a conferma che le manager donne possono dare di più e portare valore aggiunto. Basti pensare al sistema economico americano che nelle donne manager investe ottenendo sempre successi incredibili.

Perché in Italia c’è ancora ostilità nel dare ruoli manageriali alle donne? Si tratta di uno stereotipo di genere o dietro ci sono meri interessi dove si preferisce vivere ancora in cecità culturale a discapito dell’interesse comune?

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Reclutamento: un vocabolo da eliminare

Prendo spunto dall’articolo di Wewealth nel quale Massimo Giacomelli affronta il complesso tema del “reclutamento”, proponendone un’interpretazione che condivido e che viene perseguita, in modo più o meno riuscito, da tanti dei protagonisti di questa attività nelle Reti di consulenza finanziaria.

Il termine reclutamento non mi è mai piaciuto perché, come da dizionario:” reclutaménto s. m. [der. di reclutare]. – 1. Il complesso delle operazioni con le quali si provvede alla raccolta e alla selezione di nuovi elementi (reclute) per le forze armate, se ne determinano gli obblighi di servizio, e si ripartiscono tra le varie armi, specialità e servizî: robbligatoriorvolontariorforzoso, attuato con la frode o la costrizione, nel passato, in varî paesi”.

Nasce in ambito militare e poi è stato utilizzato con un’accezione più ampia che però, a mio avviso, induce sempre a pensare a qualcosa di poco apprezzato. La recluta nell’Esercito non conta nulla, le matricole o reclute all’Università sono oggetto di scherno e, quando ero giovane e c’era la goliardia, anche di scherzi feroci.

A Siena, dove lo spirito dei Goliardi è ancora vivo, in questa stagione, in pieno centro, ai piedi della Lupa, a mezzogiorno, le reclute sono costrette a cantare coccodè, coccodè abbassandosi e alzandosi ritmicamente i pantaloni!

Il termine reclutamento ricorda anche qualcosa che riferisce a sette o a partiti inducendo a pensare a modalità manipolatorie o poco trasparenti.

La parola reclutamento è da abolire!

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La parola reclutamento è da abolire quando si parla di attività rivolta a proporre ad una persona un cambiamento di attività o di azienda, scelta che può produrre successo o insuccesso e, pertanto rivoluzionare la vita di un professionista e, spesso, di una famiglia.

Certamente più interessante e corretto è un approccio da coaching finalizzato a far conoscere prima l’attività nella sua essenza e poi l’Azienda. Questo è stato il motivo che mi ha indotto a creare un percorso informativo su tutte le caratteristiche dell’attività a prescindere dalla scelta della mandante.

E’ un supporto per tutti i manager che desiderano distinguersi per trasparenza e correttezza in quanto è una fonte esterna e indipendente a fornire le informazioni. Scopri di più su Onboarding!

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La consulenza finanziaria nel 2021

Nell’articolo di Nicola Ronchetti pubblicato a marzo su Bluerating si dice “Le banche dovranno affrontare una forte pressione sui crediti quando scadranno le moratorie sui mutui e saranno chiamate a finanziare imprese e imprenditori messi in ginocchio da mesi di pandemia. Le reti dei consulenti finanziari non avranno questo problema, uno dei punti di forza del loro modello è il basso assorbimento di capitale. In altre parole, tra le attività principali delle banche vi è quella di erogare credito e quindi dare denaro in prestito con tutti i rischi connessi, alle reti viceversa i soldi vengono affidati dai loro clienti. Si tratta di funzioni sociali complementari, però nel mondo bancario non sono in pochi a ritenere che il lavoro delle reti sia oggi meno complesso di quello delle banche, oltretutto alle prese con una crisi del modello mai vista, testimoniata da una stagione di acquisizioni e di ristrutturazioni tipiche di un settore maturo.”

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Per chi lavora in banca i rapporti con la clientela sono certamente più complessi anche a causa del fatto che i gestori bancari hanno da seguire un portafoglio clienti assegnato dalla banca e molto spesso numeroso. Inoltre sovente vengono spostati da una filiale all’altra e questo non aiuta a consolidare i rapporti.

Diversamente i consulenti finanziari hanno conquistato i clienti uno per uno attraverso le relazioni personali e le referenze, spesso instaurano un rapporto quasi amicale e di grande fiducia. E’ insito nel modello di servizio una gestione della  relazione più fluida con conseguente  migliore qualità della giornata lavorativa.

Ciò induce alcuni gestori bancari a valutare la consulenza finanziaria come alternativa, ed è comprensibile.

La proposta di On boarding è di farlo dopo aver valutato attentamente tutti gli aspetti caratterizzanti la professione prima di scegliere una Rete di consulenza.

Di seguito l’articolo di Nicola Ronchetti.

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