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Ma è proprio vero che il rischio diminuisce col passare del tempo?

Tante volte ho sentito fare da operatori bancari e consulenti finanziari questa affermazione: “col tempo il rischio diminuisce, quindi è bene investire a lungo termine”.

Poiché le parole che noi usiamo determinano negli altri la percezione di scenari interpretati con la propria cultura e competenza, mi sono chiesta come un cliente risparmiatore possa intendere questa affermazione.

Siamo in un paese a bassissima cultura finanziaria e ad alto analfabetismo funzionale e ciò, a mio avviso, potrebbe indurre ad interpretare l’affermazione :” il tempo è un calmiere del rischio” come la possibilità, col passare del tempo, di azzerare o quasi perdite in conto capitale.

Sappiamo infatti tutti che per il risparmiatore il concetto di rischio è legato alla perdita del capitale ed è questo il motivo per cui accade che un cliente che ha investito 100.000 euro 15 anni fa ed oggi ne ha 145.000, se tra 6 mesi dovesse verificare che il suo investimento è sceso a 135.000 penserebbe di aver perso 10.000 euro.

Non direbbe mai di averne guadagnati 35.000 perché fa i conti sempre dall’ultima verifica e mai da quando ha iniziato ad investire! Sono certa che i consulenti che stanno leggendo possono portare infiniti esempi di clienti che ragionano così.

Proviamo allora a vedere come si possa far comprendere ad un cliente la relazione tempo, rischio, rendimento, espressa dal grafico, in modo divulgativo.

Immaginiamo di aver acquistato 15 anni fa, per un controvalore di 400.000 euro, titoli con rendimento medio 3% e volatilità (cioè deviazione standard che è la misura del rischio di scostamento dalla media dei rendimenti) del 10% e di possedere attualmente 580.000 euro (dato da 400.000 x 3% x 15 anni).

Sono soddisfatto del risultato ed è per questo che quando mio fratello il mese scorso mi ha chiesto un consiglio su quali titoli comprare ho consigliato lo stesso investimento per 400.000 euro.

Ci viene proposto un affare immobiliare per il quale occorre disinvestire i nostri titoli. Decidiamo di farlo entrambi ma a causa di scenari di mercato negativi e della volatilità del 10% dei nostri titoli perdiamo il 10% del capitale.

Per me significa una perdita di 58.000 euro e per mio fratello di 40.000! Se fossimo stati più fortunati e in quel momento il mercato avesse consentito una performance positiva, grazie alla volatilità del 10%, avremmo avuto una plusvalenza rispettivamente di 58.000 euro io e di 40.000 mio fratello. Da un punto di vista di capitale sia in caso positivo che negativo abbiamo entrambi una oscillazione del 10%.

Quindi il tempo (15 anni per me e un mese per mio fratello) non ha inciso minimamente sulla percentuale di perdita in conto capitale, entrambi abbiamo perso o guadagnato il 10%. Proviamo ora a fare i conti invece che sul capitale sul rendimento.

Nel mio caso, rispetto all’investimento iniziale il rendimento medio è passato dal 3% al 2% nel caso negativo e dal 3% al 4% nel caso positivo. Per mio fratello il rendimento è stato meno 10% nel caso negativo e più 10% in quello positivo. Il tempo ha inciso sul rendimento medio!

Ecco spiegato in che modo il tempo riduce il rischio! La volatilità, che è la misura del rischio, incide sul capitale sempre nello stesso modo in qualsiasi orizzonte temporale. Il tempo infatti agisce solo nel ridurre gli effetti della volatilità sul rendimento medio come illustrato nel grafico (sopra). In un ipotetico tempo infinito il rischio sarebbe azzerato!

Articolo a cura di Marina Magni pubblicato su citywire.

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